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@ Welcome to the North - The Music

Come nei 90. Però la strada è diversa. Riff e voce vorreiesserejimmypage sono nella loro miscela al primo posto. Il substrato rock è forte ma risulta quasi caricaturale (do you like heavy metal?) e, memori del primo episodio, la colpa non può che essere del produttore Brendan O'Brien (Soundgarden e Pearl Jam). L' uso/abuso di ganci, i crescendo, i virtuosismi vocali e musicali però, per sghetto, non portano alla saturazione. Inoltre il gusto per la melodia viene spesso fuori bene. L'altra basilare componente (do you wanna dance?) della miscela riempe bene ogni canzone con virate psichedeliche. Si cerca di spezzare il ritmo con un paio di ballad e un r'nr più classico. I testi sono ridicoli, una canzone come freedom fighters in cui ti aspetti qualche rimando sulla situazione attuale è imbarazzante per stupidità. Molto più epico che sfattone rispetto ai 90 quindi non a caso si è coniato il termine R'n'D perchè "le parole invecchiano come i vestiti".

La prima band di rock sfattone (il vestito vecchio) che mi ricordo furono i Soup Dragon e la loro cover di I'm Free. Non posso dire che fossi un devoto del genere e poi, senza scomodare i principi che comunque possedevo e posseggo, costava troppo (cit. Culicchia)

I 90 secondo una definizione di un coglione che non sono riuscito ad identificare erano i 60 rovesciati. Immagino che il coglione sia stato giovane nei 60 e fosse capace di utilizzare per convenienza solo quelle categorie adolescenziali. La cosa gli sembrò geniale e vuoi il culo, vuoi l'inerzia, la definizione ebbe successo. Bene i 90 furono i 70. E 10 anni sembrano pochi ma poi ti guardi indietro e non li trovi.

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io monto la tendenza entra nell’intellighentija
Subtle - F.K.O [mira]
Il video è della SSSR, un collettivo (Marc Reisberg, Yu Sato and Kristian Hammerstand) molto abile nel comporre cartoon. Questo è il primo pezzo disponibile che insieme ai prossimi due comporra una storia.[scarica]

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MP3#
F.K.O. - Subtle
L'ex frontman dei cLOUDDEAD ha costruito quello che è uno dei migliori pezzi del momento nel mio stereo. Un sestetto di San Francisco per un pezzo di elettronica in battuta polleggiata dal sapore hip hop. Distribuisce la Warp. Fucking Kelly Ousbourne. Ignoti i motivi di tanto odio.

Uno dei più grandi pusher di buona musica, gente che nella mia scala gerarchica dovrà avere un posto di assoluto rilievo in una imminente riorganizzazione degli assetti della società civile, uno che lo sentivi e dicevi perchè in Italia non c'è la divulgazione radiofonica? Perchè mi tocca in sorte RedRonnie (unico possibile epigono che mi viene in mente)? Perchè heavy rotation e spot tv fanno la classifica e il gusto? Uno così è morto. Capita. John Peel passava Buona Musica slegata da ogni strategia marketing , niente spocchia, niente templi da difendere o tempi da rispettare col bilancino. Solo passione e mestiere. Ho la scimmia.






    postato da elrocco | 27/10/2004 12:41 | commenti (9) |

@ Damage - The Blues Explosion

Più che il cambio di denominazione, era la lunga lista di guest stars/producer a insospettire. La parata di stelle è, secondo una consolidata teoria ElRocco, troppo spesso segno ultimo di funerale artistico per mancanza di idee. Ed allora ecco i primi 5 pezzi nel solco di "a gionspè facce tarzan". Vibrati in punk rock i migliori della serie ("damage" e "burn it off") ma tutto sommato prevedibili e di mestiere. Irritanti oltre ogni modo le collaborazioni con Martina, un modesto ruolo di backing vocal in "spoiled" bolso e trito, e sopratutto con Chuck D in "hot gossip", canzone politica da sassare via dopo un ascolto per banalità di esecuzione. Dan Automator invece ingabbia per eccesso di sovraproduzione "crunchy". Poi finalmente si decolla. Niente di nuovo, nel solco dei migliori precedenti episodi e il livello è altissimo. "mars,arizona" è una presa per il culo di 7nation army che solo un grande può pensare, Martina si riprende il soul in "you've been my baby"; "rivals" è un theme in no wave niuiorchese in combutta con il sax caldo di James Chance; Dj Shadow dosa bene i suoi breaks ed è il migliore nel mazzo grazie al funk che scaturisce da "fed up" . La banda pesta e macina compatta da tradizione, sempre diretti, essenziali con il furore consueto (peccato per l'esecuzione alla rolling stones in "blowin my mind") per tutto il disco, su questo niente da aggiungere ma solo conferme. Poi c'è "Help These Blues": manifesto antireazionario sul blues che parte con il proclama "we are not in the service of the devil but sometimes...." con la consueta ironia nel far propria la tradizione, che viaggia da solo per maestria.

Riuscii a far credere a un mio amico che Jon Spencer era Winona Ryder. Vive bene lo stesso ignorando beatamente il tutto.

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MP3#
Il Mio Addio - Freelosophy
Autoproduzione, eleganza sonora e ricerca del linguaggio, queste le priorità dei freelosophy: Fiasco, Seppia e dj Mastro-Ciliegia. "Il mio addio" è la loro vetta più alta, bassi subacquei, metriche precise (Fiasco) e groove su groove grazie alla ricerca formale sul ritornello nella canzone italiana di Seppia. La produzione del pezzo forse deve troppo al catalogo warp come "idea forte" ma il risultato è comunque originale. Fiasco tocca le vette Battiato/Sgalambro (laurea presso l'Accademia Internazionale di Filosofia del Principato del Liechtensteine) e si scaglia contro la "nuova scuola", che ha tutti i crismi dell’integralismo fazioso, discriminatorio, settario e livoroso nei confronti dell'evoluzione nell'hip hop in un testo a doppia chiave di lettura che investe il classico rapporto erotico a due. Purtroppo la diffusione deve scontare l'ingiusta censura radiofonica che ne ha tarpa tutte le potenzialità causa le explicit lyrics. [Ascolta e fai Ascoltare]

MP3#I Have To Quit You - The Solution
Reincarnazione di Scott Morgan (aka il bianco che per primo esegui respect) in trasferta svedese. Un unabashed trip back to the soul groups of the '60s. Rigorosamente Rayban e Borsalino. Il Soulman ne ha ancora, anche se non sposta una virgola, in combutta con la guitarra di Nick Royale degli Hellacopters




    postato da elrocco | 20/10/2004 12:15 | commenti (10) |

@ Home = Chiara Mastroianni + Benjamin Biolay

"Un homme et une femme, une flamme, un home, il suffit parfois d’un rien pour faire des disques". Nonostante questo c'è da fidarsi. Il discorso musicale è prettamente francese nelle suggestioni, nei modelli e nello stile del duetto maschile/femminile (tipo Birkin e quell'altro) evitando però con maestria la torre eiffeul, il basco e la maglietta a righe. Magistrale Biolay nel tessere arpeggi e trame, un chitarrista talmente bravo da risultare assente. Essenziale, diretto, senza nessuna caduta nel virtuosismo (nonostante lo slide di "Mobile Home" e "Arizona"), come le due Voci che si rincorrono per tutto il disco. Chitarra acustica, ma anche organo hammond, per un disco erotico di ballad, dai toni delicati e da un suono caldo. Una estetica pop perfetta, volutamente derivativa nei modelli, talmente conscia di esserlo da ricalcarli pedissequamente nel trovare una propria originalità. La componente melodica è sempre alta, passando dalle nenie alla Velvet ("she's my baby") all'elettronica pura ("folle de toi") fino alla reinterpetazione del rock ("dance r'n'r"). Chiara è la femme ed è bravissima, ascoltate la splendida la ballade du mois de juin.

Chiara ha avuto la sfiga di assomigliare al padre. Oddio poteva andarle peggio ma se tua mamma è la Deneuve è sfiga. L'essenziale è fare meno tocchi possibili in minor tempo nel tragitto da A a B. Possibilmente a testa alta.

Passa per Cinefilo con ElRocco
(L'angolo di "quando passava davanti al DAMS gli facevano l'applauso")
"Prendi Truffò è evidente che Jules et Jim sia un atto d'amore dei figli verso la madre come risposta al precedente dove la mamma passava un pochetto per zoccola. Che poi essere zoccola cinematograficamente in francia era diverso che in italia: prendi la Deneuve e prendi la Fenech"

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MP3#
Mez de Giun - Alexia Hertz
I veneti Alexia Hertz fanno un gustosissimo pop dai sapori retrò. La loro ricerca musicale sull'easy listening ha fatto approdare questo ex progetto elettronico verso i lidi del nascente, loro parole,  MAT (movimento acustico tricolore). Le loro composizioni sono dirette, immediate, basate su una solida scrittura cantautoriale nelle parti di strofa/ritornello/gancio che si risolvono in atmosfere delicate e trasognanti dall'appeal erotico, spingendo la  ricerca melodica verso vette altissime anche grazie all'innesto di una timida elettronica. Sostenitori del connubio velina-artista secondo la tesi che, se Jimmy Maini passò al Milan grazie al fidanzamento mediatico con la Mertz,  nuovi spazi vitali potrebbe concedere all'asfittico mercato discografico l'unione di un musicista con una velina.  Non tutti la pensano così, vista la diffida dei legali della nota soubrette per assonanza tra i nomi. Una vera e propria intimidazione giudiziaria che ha portato all'autooscuramento preventivo del sito e al cambio della denominazione in AlexiaHz. Questo è il loro flyer  scannerizzato e recapitato gentilmente nella nostra casella email.
(Ancora disponibili i Coccovillo)








    postato da elrocco | 12/10/2004 18:43 | commenti (10) |

@ There Will Be a Light - Ben Harper & Blind Boys of Alabama

Dopo la bulimia del precedente/inconcludente episodio, Harper abbraccia con convinzione la strada musicale del Sud in compagnia di nuovi sodali che rivestono un ruolo fondamentale nel suono. La composizione e la registrazione sono in presa diretta, testimonianza di una ricerca estetica e filologica molto sentita. Il suono è caldo, sopratutto per il contributo gospel dei BBoA, per nulla scolastici o da tappezzeria, che riescono a non appesantire o, peggio, imbarocchire il lavoro. Ci ritroviamo al cospetto di 11 canzoni (due standard "Mother Pray" a capella, "well well well" con tanto di bottleneck's), dove è l'organo hammond, più della chitarra, a servire la messa in compagnia dei vocals/canto con testi a sfondo biblico (stessa tendenza). Un groove caldo che pervade tutti i pezzi, dove l'eclettismo chitarristico, che c'è, non è mai fine a se stesso e non ha bisogno di confermare nessuna aura o patente. Non c'è mestiere, non c'è negritudine da palcoscenico (Public Enemy/Spike Lee) che tenga per questo disco.

"That ain't no Hank Williams song." Bob from Bob's Country Bunker

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Looking for a Label - Coccovillo
Vengono da Lisbona e fanno Soul. Il suono è registrato in presa diretta con estetica lo-fi. La cura maniacale per il groove resa da riff slabbrati per nulla accademici o falso decadenti sono il loro marchio. L'iconografia soul non viene semplicemente rivisitata o copiata, come una semplice agiografia da rotocalco musicale, ma viene fatta propria e rielaborata secondo gli stilemi del lofi. Si aggiunga la melodia e il riff killer che si insinua pentrante nelle orecchie. "Looking for a Label" è un gioiellino che riesce a far propria l'istanza politica del Soul (Marvin Gaye Docet) veicolata tramite l'erotismo /sessualità libera e liberato dagli stereotipi e l'urgenza esistenzialista punk (la similitudine tra il finale di "looking for a label" e "I fought the law" dei Clash è voluta). Sul piano politico, looking for a label cerca di superare criticamente l'economia del marketing discografico applicato al prodotto musicale e il vetusto idealismo creazionista cattolico borghese nel mito dell'artista che tanti danni ha fatto e sta facendo. [Ascolta e fai Ascoltare]



    postato da elrocco | 6/10/2004 15:55 | commenti (7) |